martedì 6 novembre 2012

Eging: per parlarne giusto un pò..

"Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma"
Quando Antoine Lavoisier, uno dei padri fondatori della scienza, scrisse questo aforisma non avrebbe mai immaginato che un criminale come me oltre un quarto di millennio dopo lo avrebbe dissacrato utilizzandolo per introdurre un pezzo un un blog si pesca.. Ma lui non conosceva il nostro blog altrimenti oggi ne sarebbe stato fiero :)
Scherzi a parte, nei fati però quello che è successo negli ultimi anni alla nostra tecnica è proprio questo.. Nulla si è creato, nulla si è distrutto ma tutto si è trasformato, reinventato e codificato dando di volta in volta un'apparente nuova forma a qualcosa che ha sempre la stessa sostanza.


So che adesso moltissimi puristi dello spinning storceranno il naso e vorrebbero mettermi al rogo non condividendo l'accostamento della loto tecnica preferita all'Eging.. Lo so e li capisco dato che io stesso a volte o difficoltà a considerarla una variante tanto quanto mi è a volte difficile considerare nella stessa maniera lo ShoreJ.


Vi capisco tutti ma, osservando i fatti, quello che succede è comunque la stessa cosa, da una parte un pescatore, quasi sempre uno spinner che vuole trascorrere qualche ora senza immergersi nelle onde ma spinto dal desiderio di provare una nuova esperienza, tra le mani attrezzature che possono arrivare a costare quanto ed anche più di un blasonatissimo combo dedicato alla regina, all'altra estremità un artificiale da manovrare in qualche modo ed in mare una serie di probabili obiettivi, predatori tra i più antichi che l'uomo abbia mai predato proprio per la relativa semplicità della loro cattura con le tecniche convenzionali e tradizionali, l'abbondanza nei nostri mari e la bontà delle loro carni..


 Eccoci quindi qua, con l'inverno alle porte, il freddo che inizia a farsi sentire e con lui l'avvicinamento progressivo per l'accoppiamento e l'ovoposizione dei cefalopodi, calamari e seppie in primis insieme ai meno frequenti e più combattivi polpi. 
Come per tutte quelle nate negli ultimi anni, anche questa tecnica, l'Eging, ha trovato la sua codifica di base in Giappone, paese in cui viene praticata da moltissimi anni con attrezzature dedicate e battute specifiche (tant'è che esistono anche costosissime riviste specializzate) mirate alla cattura di splendidi, enormi e da noi non disponibili cefalopodi oceanici.
Io sono un pò tardo e, per quanto non neghi di averci provato qualche volta e di avere la mia bella serie di Squid Jig, non ho la grande conoscenza della tecnica che deriva dal praticarla con costanza pertanto, per scrivere questo pezzo che in qualche modo sentivo di dovere alla nostra platea di lettori, mi sono affiancato ad un amico, moderatore del mercatinodellapesca, Davide (aka Dado89) che al contrario di me di Eging, oltre che ovviamente di spinning, ne mastica ed anche tanto.


Va detto subito, proprio a zittire quanti sono rimasti con il naso ancora storto che la tecnica non è semplice come sembri o come, con snobbismo aristocratico da pescatori di sole spigole nella schiuma, si è portati a giudicarla senza averla mai praticata.. Certo non si parla di regine da stanare in mezzo alle onde furiose, non sono dentici da schiodare dal fondo o lecce e ricciole da domare, ma c'è comunque un forte aspetto tecnico per cui la scelta di un modello di Egi piuttosto che un altro, di un colore piuttosto che un altro o di uno spot piuttosto che un altro, ha il suo peso. 
Come chi "spinna", anche chi prova ad insidiare calamari e seppie si trova a dover scegliere tra tantissimi artificiali, gli Squid Jig, modelli e misure variabili, le cui taglie sono universalmente codificate in EGI, una scala che da 1.8 per i più piccoli arriva sino a 3.5-4 per i più grandi indipendentemente dal peso.


Di Egi ne esistono un'infinità e come per tutte le tecniche anche in questo caso i produttori si sono immersi a capofitto nella progettazione di modelli sempre più verosimili, ricoperti da un filo di tessuto in alcuni casi o di lycra, con particolari accorgimenti che non consentono la dissipazione del calore superficiale facendoli percepire ai tentacoli del predatore, come "animati", con sottilissime zampette simili a quelle dei gamberi o con emissioni luminose previa ricarica con lampadina a raggi UV. 
C'è, come potete immaginare, un vero e proprio marasma di articoli per tutte le tasche e di tutte le marche. Duel con l'EZ-Q, Molix con il Millerighe, Duo con il suo D-SQUID del tutto fuori dal coro, le versioni Shallow, Normal o Deep a seconda delle velocità di affondamento, fanno si che ci si ritrovi davanti ad un parco davvero ampio di modelli ed immenso di colorazioni in cui effettuare le proprie scelte. Insomma un vero e proprio pezzo di mercato, un piccolo compartino economico con un prodotto ed un tecnica accessibili a chiunque abbia voglia di congiungersi un pò con il mare che, negli ultimi due anni, ha generato un gran bel volume di affari oltre che innalzare esponenzialmente la quantità di lanciatori di plastica.


Ma parlando un pò di tecnica possiamo tranquillamente dire che chi si trovasse a cercare una canna specifica si troverebbe a scegliere quasi sempre un attrezzo di provenienza nipponica, tra i 2,10 ed 2,70 mt. con azione "regular" o "fast" ed un lure range che oscillerà tra quei 1.8 e 4 Egi di cui scrivevo sopra.. Il bilanciamento, come siamo soliti considerarlo, in questo caso non è sempre importantissimo data la gestione molto più soft delle esche rispetto allo spinning e comunque si otterrà facilmente con mulinelli di taglia non superiore alla 3000 Shimano o 2000-2500 Daiwa ma in grado di imbobinare per bene un sottilissimo e leggerissimo trecciato da 6 a 10 lb al massimo. 


Le scuole di pensiero sul movimento da impartire sono un paio ma la più accreditata sembrerebbe essere la gestione japan style che lascia cadere l'artificiale al fondo per sollevarlo immediatamente con due ampie e veloci jerkate (ad imitazione degli scatti del gambero) o ancora un recupero più vicino al "dente di sega" dei nostri jig da shore, uno stretto e frenetico zig-zag con rilasci e ricadute ogni 10 metri circa.
I cefalopodi amano gli spot profondi o quelli che, sebbene non profondi registrino variazioni batimetriche significative a poca distanza pertanto converrà cercare spiagge a che degradano velocemente come quelle che i "colleghi" lanciatori di piombo definiscono "ad alta energia" proprio per la prossimità che hanno con cadute molto accentuate, o scogliere o ancora i classici bacini artificiali pascolo di qualsiasi specie marina in ogni livello della catena alimentare.
Io, le poche volte che mi sono dedicato alla tecnica in questione, ho avuto risultati in ambiti portuali o semi portuali, anfratti di scogliere attrezzati ed utilizzati come porti dai piccoli pescatori locali e diffusissimi lungo tutte le coste della nostra penisola. 


Va anche aggiunto, a completezza di informazione, che la vita media di un cefalopode, animale dall'accrescimento velocissimo, si aggira intorno ai 2-3 anni (per i più fortunati) e al loro presenza numerica nei nostri mari è tale per cui il prelievo sportivo unito a quello professionale (che resta ridottissimo rispetto alla pesca delle altre specie ittiche) non potranno mai scompensare alcun equilibrio biologico rendendo meno gravoso ai più integralisti e morbidi di cuore il pensiero di aver consumato quanto pescato. 
Oltre non saprei aggiungere per descrivere in grandi linee questa rilassante ed antica tecnica di pesca.. 

Ovviamente ringrazio Davide (Dado89) per le foto e per le nozioni tecniche che avete letto in questo post, senza il cui aiuto avrei dovuto studiare molto di più :)
Per il resto, nasi storti o no, è anche questa una tecnica di pesca, un modo di rimanere in contatto con il nostro elemento preferito..

Il mare di fronte, il cielo sopra ed una canna (DA PESCA) tra le mani ;O)

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