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domenica 9 settembre 2012

martedì 17 aprile 2012

the Seaspin Day



Domenica nell'isola di Santa Antioco si è svolto il raduno Seaspin. Come ogni buon raduno che si rispetti il clima era sfavorevole, anche se per certi versi sfruttando i quattro lati dell'isola, ci si è messi al riparo del vento e dai marosi riuscendo a pescare con la risacca giusta. Il gruppo era abbastanza folto (circa 40 individui). Unico assente come al solito accede ai raduni, il pesce....
Non ricordo un raduno nel quale ci sia riusciti a fare un discreto carniere.


Da "inviato" del Capt. Rusty ho lanciato qualche sguardo indiscreto nelle cassette dello staff trovandoci delle novità veramente interessanti che ora proporremo. Il primo oggetto non identificato è questo prototipo di Popper che ancora in fase di sviluppo


Seaspin Lures ci ha già abituati a forme inconsuete (vedasi paletta e forma del corpo del Buginu) ma questo popper è davvero fuori dagli schemi, questa versione è lunga 140mm per 46 grammi ma parliamo di una versione ancora sotto test sul campo


Un altra novità che a breve troveremo negli scaffali è il mommotti 115 Slow Sinking, si tratta di un minnow di 115mm per 13 grammi con una paletta abbastanza lunga, questa forma ci consente di usare l'esca fino all'ultimo metro di recupero utile, caratteristica quanto mai utile quando si insidia la spigola dalla scogliera bassa,  profondità di nuoto 40-70 cm, uscita prevista per l'autunno 2012, probabilmente commercializzato con amo singolo (Gàmu SW Round hooks) 


Il mommotti 115SS tende ad affondare lentamente e come i suoi fratelli maggiori ha un'ottima tenuta della corrente. Un altra novità che mostriamo è quest'esca in silicone che sembra un gamberetto la cui coda ricorda quella di una sirena, lungo 4 pollici è in fase di sperimentazione. I primi test hanno dato ottimi risultati soprattutto con le spigole. Le due lunghe antenne e la caratteristica forma della coda conferiscono a quest'esca un particolare  affondamento attivo che risulta essere molto adescante



Molto intrigante anche la nuova versione del Buginu 55 che appare molto più "Fat" della vecchia, ma ricorda molto il suo fratello maggiore 140, il peso passa a 4,5grammi previsto per il 2013 profezie Maya permettendo 


Tante le novità di cui si è parlato e che, per ora non vi raccontiamo, ma state certi, saremo là per primi...
Stay Tuned. 




venerdì 30 marzo 2012

A chi Piace Sentirla........

Ad un'affezionatissimo delle "frizioni cantanti" come me, la pesca dei cefalopodi è sempre risultata estremamente noiosa. Per dirla tutta ho sempre avuto dei pregiudizi rispetto al "light" come molti altri miei colleghi lanciatori di esche finte. Poi un bel giorno ho provato a lanciare esche da Eging e come accadde per il primo pesce a spinning, al primo calamaro s'è aperto tutto un'universo sconosciuto ed affascinante. Ho dovuto assecondare la frenesia da "cefalopode" dedicandogli buona parte del mio tempo.


Ci sono molti segreti dietro la pesca del calamaro che vengono custoditi gelosamente da chi la pratica in modo assiduo. Alcuni studi raccontano di una certa "sensibilità predatoria" del calamaro al calore. Su questa ed altre teorie seguite dalla pratica si sono sviluppate molte delle esche da cefalopode che oggi utilizziamo con grande successo. In Giappone la pesca del calamaro è un vero e proprio "Must". Non è un caso che proprio da questo paese vengano le più importanti innovazioni dedicate a questo settore, non ultima il Tataki Fishing che ha sfatato il mito secondo il quale il calamaro si catturava solamente ai cambi di luce e con le tenebre. Le principali tecniche di pesca al calamaro con le esche artificiali sono l'Eging e il Tataki-Misaki fishing. Nel primo caso l'esca viene solitamente legata alla lenza madre e la tecnica risulta molto vicina allo spinning, mentre nel secondo caso si costruisce una montatura sulla quale vengono agganciate più esche finte seguite da un piombo che funge da affondatore. Questa è la descrizione molto breve e scarna delle due tecniche di pesca. Diciamo che il Tataki-Misaki fishing è votata alla pesca offshore mentre Eging trova ampio spazio nel inshore.


L'eging si pratica in Giappone (ma anche da noi) soprattutto nei porti ai cambi di luce e durante la notte nelle zone illuminate dai lampioni. La luce attira i calamari ed i luoghi illuminati finiscono per diventare dei veri e propri hot spot da calamaro. Il concetto costruttivo base della maggior parte delle esche da Eging prevede l'utilizzo di una piombatura, che risulta evidente a colpo d'occhio, appena sotto la testa dell'esca


Questa piombatura decide in pratica il "carattere" dell'esca. La velocità di affondamento gioca un ruolo chiave nella pesca del calamaro. Molti Eging Anglers del Sol Levante pescando suddividendo la colonna d'acqua in 3 strati ( un fondale di 9 metri viene distinto in 3m superficiali, 3m centrali e 3m di fondo). Questa tecnica non prescinde dalla misurazione del fondale nel quale si pesca. Questi 3 strati distinti vengono ispezionati volta per volta utilizzando esche con velocità di affondamento appropriata allo strato. Questa è la ragione per cui su alcune scatole di esche da Eging viene riportata la velocità di affondamento in metri al secondo. Quindi, conoscendo la profondità del fondale e sapendo di quanti metri scende in un la nostra esca da Eging possiamo ispezionare i 3 strati distinti ed una volta individuato lo strato in cui sono presenti i calamari, insistere in quest'ultimo per ottenere migliori risultati. 


Come già detto l'Eging si pratica prevalentemente dalla costa. La tecnica maggiormente praticata dalla barca dall'incallito del calamaro è ormai il Tataki-Misaki fishing. La pesca con i Tataki si pratica su fondali che vanno dai 30 ai 40 metri. Su questi fondali nel mediterraneo si radunano nei mesi autunnali ed invernali folte truppe di calamari alla ricerca del cibo. Molto spesso i calamari stanno in prossimità del fondo quindi è in questa zona che va concentrata l'attività di pesca. 
La pesca si svolge in scarroccio, per cui stabilire velocità di scarroccio e direzione dello stesso è fondamentale. Il peso del piombo va' scelto in base allo scarroccio, in linea di massima bisogna cercare di tenere il filo in verticale per il maggior tempo possibile,


Una volta che la montatura ha raggiunto il fondo si danno della morbide jerkate lunghe in modo che le esche vadano su di qualche metro, per poi far ricadere il tutto verso il fondo. L'andamento delle esche è il classico dente di sega. Le montature da Tataki devono essere realizzate in modo meticoloso per permettere alle esche di lavorare a dovere. Possiamo realizzare montature che ci permettono di usare dai 2 ai 5 Tataki tenendo conto che questi devono essere distanti dai 20 ai 30 centimetri l'uno dall'altro. Un altro importante accorgimento per realizzare montature efficaci è quello di distanziare di qualche centimetro il moschettone dove inseriremo l'esca dal trave madre della montatura, in modo che l'esca possa compiere movimenti più ampi o meno vincolati.


La pesca con i Tataki risulta essere "meno sensibile" rispetto al Eging. Questo perché il piombo a fine montatura porta via gran parte della sensibilità  per cui si sente meno l'attacco del calamaro.
Se da una parte far emergere da 30 metri di fondo una montatura alla quale è attaccato, spesso, più di un calamaro ci riempie la vista, dall'altra il Tataki Fishing ci priva in parte della sensazione unica che regala l'attacco di un predatore. Più di una volta ho cercato esche mi permettessero d'insidiare cefalopodi su fondali importanti evitando qualsiasi tipo di piombatura.
Di questo sembra si siano accorti anche alcuni storici brand Nipponici proponendo esche ed innovazioni capaci di farci pescare "diretti" sull'esca. Una delle soluzioni ottimali pare averla trovata la DUO con il D-Squid




Il D-Squid è un jig da cefalopode concettualmente molto moderno, una vera e propria sfida agli stereotipi della pesca al calamaro. Concettualmente è stato studiato per la pesca dalla barca e precisamente per quello che i nipponici chiamano "Tip-Run". Si tratta sostanzialmente di una tecnica che si basa sull'osservazione della vetta della canna per percepire anche la più subdola toccata. il D-Squid affonda molto velocemente, grazie anche all'assenza della classica piombatura sotto la testa delle esche da Eging e ben si presta ad un'utilizzo rasente al fondo. Ci sono due misure (il 95mm/21grammi studiato per lavorare dai 15 mt ai 20 ed il 105mm/27grammi studiato per lavorare dai 20 fino ai 30 metri circa). Sono riuscito a provare anche il D-Squid Version 2 un'esca che presenta un peso appena sotto la testa



Il peso è studiato per non danneggiare l'idrodinamica dell'esca. Il Version 2 ci consente di pescare bene dai 30 ai 35 metri ed in generale si può utilizzare quando lo scarroccio aumenta...
L'estetica dei D-Squid ricorda molto quella dei mitici minnow della casa nipponica, mentre la forma del corpo e la distribuzione del peso sono messi in modo da rendere la fase di affondamento dell'esca. Leggendo queste caratteristiche ho pensato subito di aver trovato quello che cercavo, un'esca da Squid Fishing capace di farmi dimenticare il piombo. Ma Funzionerà? Questa è la domanda chiave


Ho preso le due misure ed ho provato ad utilizzarle su fondali da 20 a 30 metri. Con una velocità di scarroccio ridotta e poca corrente ho fatto lavorare il 105/27 ed il version 2 da 30gr. su un fondale di 30 metri facendoli sollevare al massimo di 3 metri dal fondo...
Ho animato l'esca con 3/4 Jerkate verticale decise per poi affondare l'esca fino a sentire il fondo


Dopo qualche metro ho sentito una toccata, giusto un'altro giro di manovella ed il calamaro era in canna, non mi pareva vero! Ho sentito l'abboccata a 30metri.. 
come togliersi il preservativo quando stai facendo l'amore.


Ho provato i D-Squid  in varie zone e con condizioni diverse. Quando lo scarroccio aumentava abbiamo utilizzato l'ancora galleggiante. Questo accorgimento consente di pescare anche quando aumentano vento e scarroccio. Le abboccate si sentivano e finalmente non mi pareva di tirare su una busta da 30 metri...
Il "demone" della botta era appagato anche stavolta.




giovedì 8 marzo 2012

Dimmi come galleggi....ti dirò se Spacchi!

Fra le esche per la pesca a spinning i popper sono sicuramente le più goderecce.
Gli attacchi top water dei predatori salati sono spettacolo allo stato puro, soprattutto per chi ha la fortuna di viverli "live". Il corretto abbinamento tra popper e predatore è molto importante e fa la differenza tra un pescata mediocre ed una buona, soprattutto quando si insidia il bluefish.


Quando insidiamo il serra fra la schiuma di una scaduta con forti correnti e onde alte abbiamo bisogno di un popper "nuotatore" che stia appena sotto la superficie dell'acqua. Queste caratteristiche permettono all'esca di opporsi alla corrente garantendoci una buona azione di pesca. Nelle giornate poco ventilate recuperare il popper eseguendo stop prolungati fra un jerk e l'altro si rivela, spesso , una scelta azzeccata.
Per questa ragione capire quale sia l'assetto dell'esca in acqua a riposo ci aiuta nella scelta adatta all'occasione.


Esaminiamo brevemente tre esche con diverse tipologie di galleggiamento.


Questo popper presenta un'assetto leggermente inclinato (o quasi parallelo alla superficie dell'acqua) questo assetto ci consente di stoppare l'esca senza che questa si ponga in verticale rispetto alla superficie, una caratteristica che sembra essere molto apprezzata dai "blues", soprattutto quando peschiamo nella calma. I serra sembrano gradire meno le esche che a riposo formano un angolo di 90° con la superficie. Penso sia semplicemente perché in quel modo la presentazione dell'esca ferma è molto innaturale (un muggine che è stremato non si ferma in verticale).


La seconda esca forma un angolo a 45 gradi con la superficie dell'acqua. Qui siamo quasi al limite e comunque ci costringe a diminuire il tempo di stop.


Il terzo popper forma un angolo di quasi 90°. Questo popper si lancia lontanissimo ed è fantastico nei recuperi allegri ma è decisamente meno gradito dai serra se lo si presenta con recuperi alternati di jerk e stop prolungati. Quando utilizziamo popper che presentano un'assetto verticale rispetto alla superficie gli stop sono molto brevi o addirittura inesistenti per non permettere all'esca di presentarsi in modo innaturale al predatore.



mercoledì 29 febbraio 2012

A Little Game

"Once i had a little game..." così cantava Jim Morrison nell'omonima canzone. Ovvio che trattavasi di ben altro "piccolo gioco" rispetto ai nostri "small silicon lures". Si carissimi.... il rock fishing prende piede. Il Rock fishing Japan Style è figlio di quel concetto tipicamente nipponico che intravede in ogni sfumatura delle varie discipline alieutiche solo e solamente il puro divertimento. Ad occidente c'è sempre qualche riserva nel valutare positivamente certe tecniche che trascendono i soliti schemi. Eppure questa tecnica, se ben interpretata, ci consente di catturare tutte quelle specie che fino a qualche tempo fa potevamo insidiare solamente praticando la pesca al tocco. Ma il sogno proibito di chi ama giocare piccolo è sempre lei....


Catturare un'orata con un'esca finta era qualcosa che capitava in modo saltuario.
Poteva succedere che recuperando il nostro minnow ci ritrovassimo attaccata un'orata ma questo rappresentava un evento eccezionale. La vera sfida del Rock Fishing Mediterraneo è rendere questa casualità una certezza. Sarebbe, sicuramente, chiudere uno degli anelli mancanti nel panorama della pesca con le esche finte.
L'impresa non è semplice ed uno dei segreti sta nel trovare il giusto aroma con cui costruire le esche siliconiche. Ci sono ancora molte cose da scoprire sulla questione Rock Fishing, ma ci sono già alcune certezze tecniche che forniscono la base su cui improvvisare.


Alcune aziende si stanno specializzando nella produzione e distribuzione di esche e canne completamente dedicate al rock fishing. L'attrezzatura deve essere selezionata con cura, gestire esche che pesano pochi grammi con canne e fili inadeguati significa lanciare le esche sui nostri piedi, per cui tutto deve essere studiato per il leggero.
Questa tecnica di pesca ci consente di insidiare spigole, saraghi, scorfani, bavose, ghiozzi, mormore,gallinelle, ecc.
Affronteremo in un percorso che si svincola in più parti la tecnica e le attrezzatura adatte allo scopo.

Stay Tuned!


venerdì 30 dicembre 2011

Cruxiat su Buginu


In verità non ho ben capito perché lo staff di Seaspin abbia battezzato così questo singolare artificiale. Giovanni "su Buginu" Bogino governò la Sardegna dal 1759 al 1773. Non è stato molto apprezzato dai sardi, soprattutto per il suo tentativo di combattere il brigantaggio e altro con l'uso della "forza". Ma "su Buginu" portò anche importanti innovazioni e miglioramenti che alla Sardegna e a Cagliari hanno fatto bene.


Così l'immagine tirannica di quest'uomo attraversa i secoli e si conquista un posto in prima fila nella cultura sarda, tramutandosi in quel "anchi ti cruxiat su Buginu" che vuol essere un invito ad essere inseguito dal Buginu/boia ma anche un modo tipicamente sardo/campidanese/trascendentale di dire "sei in gamba!"
Ma allora? perché Buginu? Puo' essere una rivalsa nei confronti del Buginu/boia mandare il Buginu tra le fauci di questi "signorini"?



Mah! Tralasciando le querelle mentali sul nome di quest'esca per lo spinning in mare, questo giovane artificiale ha già fatto capitolare, barracuda,serra,spigole,ricciolette,palamite,lecce e tonni e quant'altro..




Ma non Fraintendete Cocchi, questo non è lo spot del Buginu Seaspin Lures, sarebbe patetico, banale, molle, privo di suono. 
Le esche e le canne da pesca sono come vestiti. E' necessario scegliere quelli che calzano meglio. Ma Torniamo al Buginu, quello che colpisce non appena si ispezione visivamente è la particolare forma della paletta che richiama la scure del boia.... del Buginu, appunto. La prima volta che ho visto questa paletta ho pensato:
"O questa è una grande soluzione, oppure è la porcata alieutica del secolo!" 


Ma già dai primi lanci è emerso subito il carattere di quest'esca da "ultimo metro". Già... quell'angolo d'inclinazione della paletta ci consente di utilizzare bene quest'esca fin sotto i nostri piedi, caratteristica che ci permette di pescare bene anche da scogliere medio alte. La particolare forma a ventaglio consente di imprimere le nostre jerkate anche quando l'esca si trova alla massima profondità di lavoro (oltre il metro). Questa è la vera caratteristica innovativa Buginu ed è, forse, il segreto della sua alta potenzialità di cattura, lui va dove altri si perdono. 
Su minnow della stessa categoria (14cm oltre 25grammi) la paletta ci consente si di mantenere un assetto in corrente, ma rende difficile l'esecuzione di recuperi intervallati da jerk secchi limitando la fantasia dell'utilizzatore. Quest'esca può essere "manovrata" sia con un recupero lineare lento, nel quale produce un notevole Wobbling, sia recuperata allegramente con stop e jerk potenti a canna bassa. 


Ma nonostante il Buginu di Seaspin Lures abbia molte caratteristiche positive non digerisce molto bene i bassi fondali. Qui si rischia di regalarlo al mare spesso. La casa ideale del Buginu è la risacca prodotta dal mare mosso in scaduta, lanciato dalla scogliera bassa o alta. 


Sull'onda del successo di questo singolare minnow, lo staff di Seaspin ha messo in cantiere i "fratellini" del Buginu. Si tratta di un modello da 5cm (Buginu 55) due da 10cm uno dei quali è snodato in 3 pezzi...


 ma di questo parleremo nelle prossime puntate, per il momento chiudiamo il 2011 con le foto in anteprima della versione più piccola del Boia, numero 55 eccolo qua....



anche se probabilmente per averlo nelle nostre TackleBox dovremo aspettare il 2013 ma noi possiamo dire di averlo mostrato ben prima...


mercoledì 19 ottobre 2011

If don't Bite,Put The Tide!



Già.... il Tide Flyer. Una di quelle esche che assieme a poche altre ha cambiato molte regole dello spinning in mare negli ultimi anni, a tal punto che anche aziende concorrenti riconosco il valore e il "senso" di questa esca.il Tide Minnow è un precursore dell'ormai vasto panorama dei Jerk-minnow. Questa tipologia di esche artificiali che oggi ha tra le sue fila numerosi modelli di svariate marche tutti molto simili tra loro.... almeno da un punto di vista estetico. 




Questa tipologia di esche è meno reattiva quando si cerca di imprimere un recupero lineare, ma se si intramezzo lo stesso di "jerkate" più o meno toste (questo in base alla canna che utilizziamo) le stesse esche producono un movimento che risulta essere molto adescante nei confronti di varie specie di predatori marini. Premettendo che lo spinning in mare è forse l'approccio alla pesca meno scientifico, qualche regola base dalla quale prendere spunto per "inventare" è necessaria. La "potenzialità di cattura" è data dalla conoscenze delle abitudini di varie specie marine ma, soprattutto, dalla somma dell'attrezzatura utilizzata più lo stile dell'angler che l'utilizza.




 Quando un esca passa in tante mani mantenendo la sua potenzialità di cattura, ci sono serie ragioni per ritenere che questa sia valida. Il Tide si fa guidare sia da mani esperte che da mani neofite. La cosa più semplice da fare quando lo si toglie dalla cassetta è lanciarlo e partire con un recupero fatto di jerk potenti a canna bassa, in modo che l'esca sbandi vistosamente con un leggero stop fra uno zig e uno zag, insomma, il classico fondamentale da barracuda. 




Si può anche lanciarlo contro i marosi irati di una scaduta "da serra" per riuscire a domare le forti correnti. Ma un'esca affondante come il Tide non la si può relegare al fondamentale da barracuda o alla "scaduta del secolo"


Quest'esca può essere utilizzata in modo efficace su fondali non troppo profondi alla ricerca della spigola. Qui le regole cambiano radicalmente le "jerkate" sono più "twich Style" con il Tide che arriva quasi rasente al fondo per poi sollevarsi di un metro e ricadere giù. 




Nonostante queste sue doti da cattura, come tutti i campioni che si rispettino, anche il Tide ha qualche problemino di fragilità sulla paletta. Se sbatte sulle rocce con forza, a causa della sua particolare forma, è possibile che questa lasci il copro dell'esca. A questo si aggiunge il costo in Italia (comunque in linea con le esche della sua categoria). 




Ma al Tide queste piccolezze si possono perdonare, come un'allenatore perdona al suo campione la marachella dell'ultima notte. I campioni, si sa, posseggono "l'elemento risolutore".
E allora Cocco..... se non mangia.... metti il Tide!